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Scoperto l'”iperocchio” primordiale: una creatura preistorica con centinaia di occhi

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Avete mai pensato a come doveva apparire la vita sul nostro Pianeta milioni e milioni di anni fa? Se avete risposto di no, una scoperta come quella di cui stiamo per parlarvi potrebbe trasportarvi all’istante in un mondo completamente diverso da quello che siamo abituati a vedere davanti ai nostri occhi.

A farlo è Lorenzo Mattia Nespoli in un interessante articolo apparso su Curioctopus il 6 ottobre 2021.

L’articolo non parla solo di elementi naturali e paesaggistici, ma anche e soprattutto di creature dalle caratteristiche così incredibili da sembrare quasi uscite da un film di fantascienza. Se vi parlassimo di un artropode con centinaia di mini-occhi, capireste subito quello che intendiamo. Impossibile? Non proprio: lo dimostra il fossile analizzato da un gruppo di paleontologi che hanno pubblicato la loro ricerca su Scientific Reports e riportato anche sul sito dell’università di Colonia.

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Pronti a tornare indietro nel tempo e a scoprire più da vicino questa creatura affascinante e inquietante allo stesso tempo?

Non è facile concepire una distanza temporale come quella di 390 milioni di anni fa. Un periodo in cui, sulla Terra, creature come il trilobite Phacopinae erano tutt’altro che rare, e si mostravano con aspetti e peculiarità che oggi farebbero semplicemente impallidire chiunque.

Fino a qualche tempo fa, gli scienziati erano convinti che questo animale preistorico avesse, come tanti altri, due occhi distinti. Alla luce delle scoperte più recenti, però, è venuta fuori una realtà completamente diversa.

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Dentro gli stessi occhi del trilobita in questione, infatti, esistevano centinaia di altri mini-occhi, ognuno indipendente, dotato di fotorecettori e di una fitta rete di cellule nervose, in grado di fargli catturare la luce e di inviare i segnali al cervello, attraverso il nervo ottico centrale.

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Un modo assolutamente unico di vedere il mondo, dunque, per questo artropode che si credeva molto più “semplice” di quanto in realtà non fosse. Analizzando una serie di fotografie scattate al fossile ai raggi X, il paleontologo dilettante Wilhelm Sturmer fece luce, negli anni Settanta, su questa singolare composizione degli occhi dei trilobiti, ma le sue teorie non trovarono seguito. Oggi, con le tecnologie più moderne, sono state invece confermate.

“Ciascuno dei loro occhi – hanno fatto sapere i ricercatori – conteneva circa 200 occhi più piccoli di dimensioni fino a 1mm”. Un vero e proprio “iperocchio“, dunque, che potrebbe aver facilitato il Phacopinae sugli altri animali, proprio per via delle sue enormi capacità visive.

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Source

“https://www.lavocedeltrentino.it/2021/10/07/scoperto-liperocchio-primordiale-una-creatura-preistorica-con-centinaia-di-occhi/”
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