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Anteprime Report – nuova stagione 2021: il caso Astrazeneca, il segreto di Stato, i malati di Lourdes..

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Presadiretta cede lo spazio del lunedì sera a Report, l’altra (e unica) trasmissione di inchiesta della RAI che quest’anno compie 25 anni: come di consueto, sono diversi i temi toccati dai servizi, si parte dal vaccino Astrazeneca, agli incontri di Mancini all’autogrill, il caso dei fedeli della madonna di Lourdes e i problemi di traffico in un paese in Val Stura.

Il caso Astrazeneca

Come abbiamo fatto a buttare via un vaccino prezioso come Astrazeneca? Nel servizio si racconterà degli errori di comunicazione (sulla fascia d’età consigliata per il vaccino), degli errori nella raccolta e di omologazione dei dati.

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Il servizio di Claudia Di Pasquale partirà da Greifswald, una cittadina in nord della Germania con un importante ospedale universitario, il suo dipartimento di medicina trasfusionale è un punto di riferimento internazionale diretto dal professor Andreas Greinacher: alla giornalista ha mostrato le piastrine con cui fare il test Elisa, il test che misura la presenza degli anticorpi anti PF4, sono anticorpi pericolosi perché attivano le piastrine provocando possibili disordini trombotici.
Grazie a questo test il professor Greinacher e il suo gruppo hanno trovato i pericolosi anticorpi nei campioni dei pazienti che avevano sviluppato, a pochi giorni dalla vaccinazione con Astrazeneca, trombosi associate a trombocitopenia, cioè associate a piastrine basse.

“A marzo scorso hanno ricevuto i primi campioni dall’Austria e in 24 48 ore hanno trovato gli anticorpi antipf4: a quel punto la domanda era come trattare questi pazienti. Abbiamo quindi testato un farmaco che si trova in tutti gli ospedali, le immunoglobuline e hanno funzionato.

La stessa sera del 17 marzo abbiamo reso pubblici i nostri risultati per consentire ai medici di curare i loro pazienti in modo corretto”.

Qual era l’età media di questi 11 pazienti e quali i sintomi?
“L’età andava dai venti alla fine dei cinquant’anni e i sintomi erano piastrine basse, un forte mal di testa, dolore allo stomaco, a causa di complicazioni trombotiche al cervello o all’addome. Saper riconoscere i sintomi è fondamentale, un trattamento precoce può ridurre il rischio di morte probabilmente di due terzi.”

Si può dire che esiste una correlazione tra il vaccino Astrazeneca e questi rari e inusuali casi di trombosi associata a trombocitopenia?

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“Si, è chiaro e inequivocabile, è un effetto avverso e raro correlato ai vaccini a vettore adeno virale: noi pensiamo che la causa sia una proteina presente nel virus del vaccino.”

Quando ha iniziato a pensare che poteva esserci una relazione causale?
“Nella seconda settimana dei nostri studi, dopo aver visto dieci dei nostri pazienti che avevano tutti reazioni simili, nel marzo scorso.”

Dopo che la questione Astrazeneca è scoppiata sui giornali, molte persone si sono rifiutate di fare questo vaccino col risultato che le dosi sono rimaste nei magazzini delle regioni: la regione Emilia Romagna alla fine ha restituito alla struttura commissariale 131mila dosi di AZ.

La Val d’Aosta è la regione con la minor % di vaccinati tra i 50-60 anni, qui le persone di questa fascia d’età inizialmente si sono vaccinate con questo vaccino, dopo di che AZ non è stato più utilizzato – racconta l’assessore alla sanità – per la bassa adesione delle persone in questa fascia d’età. Qui solo il 53% dei sessantenni si è vaccinato con AZ, solo il 12 nella fascia dei settantenni: questo vaccino è stato allora messo a disposizione per gli open day, per smaltire le giacenze per gli over 18.

Lo stesso ha fatto a giugno la regione Sicilia, open day per gli over 18 ma anche lei è in fondo alla classifica per i vaccinati tra gli over sessanta, nella fascia tra 60-79 anni solo il 20% ha ricevuto AZ, gli altri quasi solo vaccini mRNA.

Centomila dosi non utilizzate di AZ sono state restituite alla struttura commissariale, che gli ha restituito altri vaccini, Pfizer o Moderna: la struttura queste dose le ha mandate in Lombardia e Puglia, in quest’ultima mancavano i vaccini per le seconde dosi. Altre regioni come il Lazio hanno scelto di non usare AZ, spiega l’assessore D’Amato.

Sul Fatto Quotidiano trovate un’anteprima del servizio: 

 

L’ombra si allunga anche sulla nostra agenzia del farmaco, Aifa, che spesso fornisce i dati sugli eventi avversi senza distinguere per tipologia di evento, età, sesso, prima o seconda iniezione. A Report Aifa ha scritto che le sospette trombosi trombocitopeniche da vaccino (Vitt) sono 41 (ne hanno escluse altre 11) e cioè tre su un milione di somministrazioni di AZ. Ma nelle donne under 60 sono due ogni 100 mila prime dosi, con punte di 4 su 100 mila tra le 30/39enni che difficilmente finiscono in rianimazione o muoiono di Covid. Dice a Report Guido Rasi, ex direttore Ema oggi consulente a titolo gratuito del generale Francesco Paolo Figliuolo, che i dati di aprile sconsigliavano gli “open day” con Az per i giovani. E su Aifa che “non fornisce tutti i dati”, Rasi risponde: “Se l’Aifa non è in grado di farli o non ha, o è sottostaffata – e lo è – o non vuole farli, io non posso dirlo”.

 

La scheda del servizio – Il caso Astrazeneca di Claudia Di Pasquale, in collaborazione di Cecilia Bacci e Giulia Sabella, immagini di Giovanni De Faveri, Cristiano Forti e Francesco Di Trapani, grafica di Giorgio Vallati, montaggio di Daniele Bianchi e Andrea Masella

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Il caso Astrazeneca.
Era il vaccino su cui l’Italia aveva deciso di puntare, ormai abbiamo smesso di usarlo dopo aver cambiato più volte le raccomandazioni di somministrazione. Report proverà a comprendere quali errori sono stati commessi nella gestione della comunicazione, cosa sappiamo oggi degli inusuali e rari effetti avversi di Astrazeneca, qual è la bilancia rischi benefici e come è stata usata per guidare le scelte sulla salute pubblica. Per capire questa storia Claudia Di Pasquale è andata in Germania, paese che a marzo ha fatto da apripista per la sospensione di Astrazeneca, e in Inghilterra dove è stato sviluppato questo vaccino.

 

L’esperto dei segreti di Stato

Quattro mesi dopo aver raccontato dell’incontro tra l’ex dirigente dei servizi Marco Mancini col senatore Renzi, Giorgio Mottola incontra nuovamente Mancini nel porticato dell’università di scienze politiche a Pavia:

– finalmente ci conosciamo di persona

– non so fino a che punto finalmente per lei

Nei mesi precedenti Mancini non aveva mai risposto alle richieste di intervista, ma a settembre alla redazione arriva un atto ufficiale del suo avvocato in cui viene chiesta la copia delle conversazioni che abbiamo avuto con le fonti (riservate) del servizio che raccontava dell’incontro all’autogrill di Fiano Romano con Renzi.
Eppure, racconta Mottola, nemmeno in parlamento Mancini ha mai dato una spiegazione convincente sui suoi incontri con esponenti politici.

Mancini era a Pavia per una lezione universitaria proprio sul tema del segreto di Stato e ha scelto nuovamente di non rispondere alle domande della trasmissione.

La scheda del servizio: L’uso del segreto di Giorgio Mottola, collaborazione di Norma Ferrara, immagini di Giovanni De Faveri

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Report ritorna sull’incontro all’autogrill di Fiano Romano che ha scatenato polemiche in Parlamento e nei servizi segreti con un’intervista esclusiva allo 007 che si è appartato a parlare con Matteo Renzi durante la crisi di governo.

 

La storia dei pellegrini della madonna di Lourdes

In Italia siamo riusciti a truffare persino i pellegrini che andavano a pregare a Lourder: milioni di euro delle offerte dei fedeli sono stati distratti dalle casse per comprare ville e auto di lusso (e anche un filmino a luci rosse).

I soldi dei malati di Lourdes sono finiti in un conto per pagare il mutuo per una villa in Sardegna, a Villa Simius: i soldi dell’Unitalsi (un associazione cattolica tra le più importanti) sono stati usati per il mutuo e per pagare i domestici della villa.

Cristiana Maddaluni, ex segretaria Unitalsi, è l’unica ad aver ammesso la colpa e patteggiato la pena: lei andava in banca a cambiare assegni dal conto dell’Unitalsi intestati a lei e che lei versava sul conto. La Maddaloni non si è mai messa in tasca un euro, ma ci si chiede come mai in tanti anni nessuno si sia mai accorto di niente, i carabinieri nella loro indagine parlano di “blande” attività di verifica, sviate dai due protagonisti della vicenda, Pinna e Trancalini.

Ad accorgersi di questa truffa è stata una collaboratrice del tesoriere dell’associazione (e presidente della sezione Lazio) che nel 2018 denuncia ai carabinieri i conti che non tornano, delle irregolarità sui versamenti per i pellegrinaggi

La scheda del servizio: La banda dei miracoli di Daniele Autieri, collaborazione di Federico Marconi, immagini di Dario D’India, Alfredo Farina e Ahmed Bahaddou, montaggio di Andrea Masella, grafica di Michele Ventrone

 

Il 4 ottobre scorso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma rinvia a giudizio quattro persone e ne condanna una quinta a poco meno di due anni di reclusione.

Le accuse vanno dall’appropriazione indebita al riciclaggio, ma quello che più colpisce sono le vittime di questa vicenda: i malati, i pellegrini, i volontari, i fedeli di Lourdes, tutti quelli che,negli ultimi dieci anni, si sono affidati all’Unitalsi, la più importante associazione cattolica che da oltre un secolo organizza i viaggi dei malati nel Santuario francese.

I principali accusati sono Alessandro Pinna e Emanuele Trancalini, per anni presidenti della sezione romana di Unitalsi, rinviati a giudizio per aver distratto dalle casse dell’Associazione quasi 2 milioni di euro, parte dei quali, secondo l’accusa, sarebbero stati riutilizzati per acquistare una villa in Sardegna, attraverso centinaia di assegni girati su conti correnti di amici, parenti, collaboratori e complici.

Intorno ai due uomini emerge una rete di silenzi, tradimenti, connivenze e complicità: chi sapeva e non ha denunciato, chi ha tentato una mediazione invece di denunciare, e chi ha provato a nascondere l’intera vicenda per evitare che un nuovo scandalo colpisse un pilastro dell’associazionismo cattolico.

Il diritto alla casa, anche in Val Stura

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Report racconterà l’epopea di tre cittadini che vivono in Val Stura che sono costretti da 25 anni a subire il passaggio di mille tir al giorno, un po’ vanno in Francia, altri vanno a caricare le bottiglie di una importante azienda di acque minerale (le fonti di Vinadio): sono costretti da dieci anni a vivere con le mascherine, non per il virus ma per gli effetti dei camion. Non riescono nemmeno a vendere le loro case per andarsene perché il passaggio dei tir causa delle crepe e incidono sulle infrastrutture di queste case. La speranza viene da una cittadina polacca dove c’è lo stesso problema ma i cittadini sono ricorsi alla corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato le autorità statali, con una sentenza senza precedenti, a pagare i danni perché ha visto non riconosciuto un diritto fondamentale, quello alla casa che viene violato non solo se entra un intruso ma anche se entrano odori, rumori, inquinamento.

Ci sarebbe un altro percorso per i tir per arrivare in Francia, ma è a pagamento e dunque nessun camionista spende 300 se può permettersi di passare gratis per un comune

La scheda del servizio L’acqua cheta che rovina i ponti di Chiara De Luca, immagini di Chiara D’Ambros, Davide Fonda, Andrea Lilli, Fabio Martinelli, montaggio e grafica di Giorgio Vallati

 

Bassa Valle Stura, in provincia di Cuneo: ogni giorno circa mille tir attraversano il centro di alcuni comuni montani. La maggior parte di questi tir transita da e verso le Fonti di Vinadio, meglio conosciute come acqua Sant’Anna. Questo transito sta rendendo difficile la vivibilità in questi comuni per l’inquinamento acustico e ambientale. L’Arpa con un monitoraggio ha paragonato la qualità dell’aria di uno dei comuni più colpiti da questo passaggio a quella di una città come Torino tra le più inquinate d’Italia.

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