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Tra siccità e bombe d’acqua, la ricetta dell’Autorità di bacino del Po per il clima che cambia

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“Riusciamo a trattenere solo il 10% di acqua che scorre e cade dal cielo, se non lo facciamo non abbiamo modo di innaffiare i campi. Distribuire l’acqua vuol dire vita. Se non modifichiamo velocemente l’approccio ai progetti di gestione delle acque – compresi quelli delle vecchie dighe che devono essere riviste in ottica sostenibile – continueremo a perdere competitività come territorio, ma soprattutto perderemo qualità di vita: la cosa più importante”.

Il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, Meuccio Berselli, ospite all’evento Acqua santa del Festival dello sviluppo sostenibile di Parma – che si è tenuto nel Vecchio asilo a Berceto – lancia un importante allarme insieme agli altri relatori dell’incontro: il climatologo Luca Mercalli e il missionario Alex Zanotelli.

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Come spiega Berselli, nel bacino del Po vivono 20 milioni di persone; si realizza il 40% del Pil in agricoltura e il 55% del Pil per l’energia idroelettrica; si utilizzano 20 miliardi di metri cubi di acqua all’anno.

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“La parola acqua non vuol dire solo ecosistema e biodiversità, ma anche economia e resilienza di quelle comunità che si sono sviluppate grazie all’acqua a disposizione. Il cambiamento climatico ci impone una grandissima accelerazione verso l’adattamento e in questi anni non siamo stati capaci di comunicarlo ai cittadini”.

La minaccia delle alluvioni incombe anche sul territorio parmense, ma “tutte le tecniche per proteggersi e le loro cause non sono così note. Tante persone si chiedono di chi è la colpa, addossandola ad autorità, Regioni o Comuni. Se tuttavia cadono 800 millimetri di acqua in 24 ore – l’equivalente dei volumi di un anno in Pianura Padana – nessun alveo di un fiume potrà mai contenerli”, continua il segretario generale di Aipo.  

Dopo anni di cementificazione e urbanizzazione, infatti, “solo oggi ci stiamo accorgendo che dobbiamo ridare spazio ai fiumi, altrimenti se lo prendono da soli  – continua Berselli -. Nella pianificazione che dobbiamo mettere in campo il rischio zero non esiste e quindi dobbiamo saper spiegare bene cosa significa rendere un argine tracimabile e come non farlo collassare se viene superato dall’acqua”, provocando vittime e distruzione.

Secondo il segretario generale, quindi, “non dobbiamo costruire le casse d’espansione ma rivedere l’urbanistica attraverso un patto fra istituzioni per consentire alle bombe d’acqua di avere uno sfogo regolamentato. Detto in un momento di ‘pace’ questo concetto va bene per tutti, ma quando si va nel concreto e si dice a un sindaco che in tal luogo non si può costruire perché lì va lasciato spazio al fiume, ecco che ci sono spesso degli interessi di costruzione che entrano contrasto. Dobbiamo urgentemente fare un patto con il territorio, che sia anche un patto per il clima”.

L’altro aspetto del clima che cambia è rappresentato dalla siccità. Dal nostro osservatorio sul territorio emerge infatti che il 2021 è il sesto anno di siccità negli ultimi vent’anni (si è registrato questo fenomeno nel 2003, 2006, 2007, 2012, 2017 e 2021). “Significa ad esempio che dal basso Piemonte la scorsa estate sono arrivati camion pieni d’acqua potabile per rifornire alcune frazioni sprovviste”.  

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Ma un’altra minaccia incombe: l’innalzamento del picco salino “che avviene quando c’è scarsità d’acqua o quando il livello del mare sale, facendo entrare le sue acque nei fiumi. Se questo succederà cambierà completamente il volto del territorio, sarà salmastro e non più coltivabile”.

L’acqua è un diritto e fornisce ricchezza dove è presente. “È quindi necessario rendere efficienti tutti gli impianti per far sì che l’acqua non venga sprecata, ma il problema è anche il nostro consumo: l’abbiamo sempre pagata poco e usata tanto. Sono preoccupato perché rischiamo di andare in forte conflitto quando questa non ci sarà più per tutti. Al momento non abbiamo paracaduti per il futuro”.

Berselli riflette anche su un altro aspetto. “Nel distretto padano muoiono circa 35mila persone per colpa dell’inquinamento dell’aria. Anche il sistema mobilità è quindi fortemente compromesso e va modificato. Abbiamo investito sulla mobilità su gomma, mai sulla navigabilità dei fiumi. Potremmo portare su una barca l’equivalente di 100 camion, togliendo questi dalle strade e migliorando la qualità di vita”.

“La politica deve avere il coraggio di fare scelte verso la direzione della sostenibilità – conclude il segretario Aipo -. Abbiamo un piano rurale che garantisce reddito a un’agricoltura molto impattante, mentre quella meno idroesigente non è stata sostenuta. Questo ha bloccato una crescita verso la sostenibilità. Si tratta di una responsabilità dei politici ma anche di noi singoli cittadini e della nostra coscienza. Se non agiamo subito, non ci sarà più tempo. I cambiamenti climatici impongono cambiamenti radicali”.

Source

“https://parma.repubblica.it/cronaca/2021/10/07/news/acqua_cassa_di_espansione-321149282/”
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