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Darsena Europa, a fine mese il bando per l’espansione del porto di Livorno


In azione uno dei grandi mezzi di sollevamento del terminal contenitori Tdt in Darsena Toscana e Luciano Guerrieri durante un sopralluogo nel porto di Piombino

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C’è l’ok tecnico, manca solo il ministro. La cozza: una svista, mai stata inquinata. Guerrieri: «Fatta salva la libertà d’impresa è indispensabile che le imprese sappiano guardare anche a equilibri più complessivi»

Mauro Zucchelli 15 Settembre 2021

Adesso la firma c’è: fa un (bel) passo avanti il cammino per realizzare la Darsena Europa, l’espansione del porto di Livorno verso il mare. È quel che finalmente potrebbe assicurargli un futuro grazie a maggiori spazi per le “autostrade del mare” (Livorno è di gran lunga lo scalo numero uno in Italia in questo campo) e grazie a un terminal contenitori dai fondali adeguati ad accogliere le navi anche solo medio-grandi finora escluse (a Livorno entrano quelle da 9mila teu con qualche fatica, gli ordinativi attuali sono per navi da 23-24mila teu) .

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A esser precisi, il provvedimento non riguarda tanto la maxi-Darsena in sé: semmai sgombra il campo da qualche possibile intoppo e rende più agevoli i lavori perché elimina una serie di “gabbie” procedurali.

L’ex ministero dell’ambiente – ora votato alla transizione ecologica – ha messo nero su bianco il decreto che mette buona parte del porto di Livorno al di fuori dei vincoli del “sin”, che applica complicate regole nazionali per le bonifiche. Tradotto: diventa più semplice escavare milioni di metri cubi di fango, sabbie e sedimenti dai fondali per portarli a 16 metri di profondità (con le fondamenta delle strutture però già a meno 20) . Non che sarebbe impossibile farcela ugualmente ma bisognerebbe muoversi dentro i diktat di una normativa che pone una serie di obblighi e limitazioni.

Non è ancora l’ultimissima firma: al provvedimento del dirigente farà seguito il decreto del ministro, maa questo punto è una sorta di atto dovuto. Praticamente il recepimento degli esiti dell’istruttoria tecnica: «Del resto, è il frutto della conferenza dei servizi in cui si sono espressi l’Istituto superiore di sanità, il Cnr e l’Ispra, cioè le realtà scientifiche alle quali si affida il ministero per gli accertamenti», aggiunge Roberta Macii, numero due della struttura commissariale insediata a Palazzo Rosciano, quartier generale dell’istituzione portuale.

C’era una volta la cozza inquinata che ha rischiava di creare più di un problema alla costruzione della maxi-Darsena: adesso non c’è più. Anzi, non c’è mai stata: a distanza di qualche tempo, è emerso – come rivelato dal Tirreno e confermato da fonti di primo piano a Palazzo Rosciano – che quella “tempesta” era stata causata probabilmente da un errore nell’analisi di laboratorio. Il controesame di quegli stessi campioni ritenuti in un primo tempo inquinati aveva fatto capire che tutto era nata da una svista tecnica.

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L’ok all’uscita dai vincoli del sito di bonifica è stato firmato prima di ferragosto. In effetti, l’iter non è durato pochissimo: dal giugno dell’anno precedente, 14 mesi e chissà se anche questo vogliamo catalogarlo “vedi alla voce Covid”.

Viene considerato il passaggio che aprirà la porta – finalmente – alla pubblicazione del bando con cui l’Authority manda in appalto la realizzazione delle opere a mare, a cominciare dalle dighe foranee. Quando? È logico che Luciano Guerrieri, presidentissimo del porto, non voglia inchiodarsi a una data-ultimatum perché poi la trasformerebbe in bersaglio polemico: lui si guarda bene dal dirlo, ma sarebbe un incidente tutt’altro che trascurabile se un ministro si addormentasse al momento dell’ultima firma. Oltretutto relativamente a un’opera pubblica che il governo precedente ha finanziato con 200 milioni di euro (firmati dalla ministra Paola De Micheli) e che questo ha confermato come scelta strategica (visto che ha sottoscritto la nomina di Guerrieri come commissario di una delle grandi opere da realizzare assolutamente) . Di nuovo: quando il bando? «Ancora pochi giorni, due-tre settimane», dice Guerrieri. «Probabilmente entro fine mese», è la speranza di Claudio Pribaz, numero uno degli ingegneri dell’istituzione portuale, esponente del team commissariale insieme a Macii e Simone Gagliani, dirigente del settore bilancio.

Bocche cucite a doppia mandata su quel che ci sarà nel bando. C’è però un aspetto sul quale Guerrieri insiste, se possibile ancor più che sui tempi: è il bisogno di far ritrovare alla comunità portuale un clima di pacificazione. Non solo: di recente sono tornati a soffiare venti di guerra anche sul fronte sindacale. Negli uffici dell’istituzione portuale ricordano la svolta con l’assuznione di otto ispettori da destinare al controllo del rispetto della sicurezza sul lavoro e delle regole del lavoro portuale.

Guerrieri manda un segnale: «Fatta salva la libertà d’impresa, e nessuno la discute, è indispensabile che le imprese sappiano guardare anche a equilibri più complessivi, al di là dei rapporti di forza. Anche perché la prospettiva è quella di un aumento dei traffici. Proprio per questo c’è bisogno di un patto che alla libertà d’impresa associ anche la responsabilità sociale. È un discorso che vale anche per i sindacati: puntare sulla conflittualità è un errore».

Nel marzo scorso Il Tirreno aveva messo in fila un fuoco incrociato di 48 ricorsi al Tar negli ultimi due anni (ma eccezion fatta che per la batosta sul piano attuativo di dettaglio, il “Pad”, l’Authority in genere aveva vinto le battaglie a colpi di carte bollate). L’idea di Guerrieri: ricucire i rapporti fra le parti nel contesto del “patto per il lavoro” (sul quale ha lavorato a lungo anche Palazzo Civico, a cominciare dall’assessora Barbara Bonciani).

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Source

“https://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2021/09/15/news/a-fine-mese-il-bando-1.40704623”
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